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Capitolato tecnico arredi ufficio: come scriverlo (con esempio e voci da non dimenticare)

6 min di lettura · aggiornato al 31/05/2026

Una guida operativa per RUP e funzionari pubblici che devono redigere un capitolato tecnico per la fornitura di arredi per ufficio: struttura tipo, specifiche da inserire e clausole che proteggono l'ente, senza orientare la gara verso un solo prodotto.

Redigere un buon capitolato tecnico per gli arredi ufficio è il passaggio che fa la differenza tra una fornitura serena e un cantiere pieno di contestazioni. Un capitolato scritto bene definisce con precisione cosa l'ente vuole ricevere, tutela il principio di non discriminazione tra gli operatori e mette al riparo la stazione appaltante in fase esecutiva. In questo articolo trovi una struttura tipo, le specifiche tecniche da inserire e le clausole da non dimenticare, con un approccio da "template ragionato" pensato per chi deve scrivere senza ambiguità.

Struttura tipo del capitolato tecnico arredi ufficio

Prima di scrivere le specifiche dei singoli prodotti, conviene fissare l'impianto del documento. Un capitolato tecnico arredi ufficio (ad esempio per una fornitura su MePA o tramite RDO/procedura aperta) dovrebbe articolarsi in queste sezioni:

  • Oggetto della fornitura: descrizione sintetica dei lotti, quantità stimate, sedi di consegna e codici CPV pertinenti (per gli arredi si usano tipicamente i CPV 39130000-2 "Mobili per ufficio", 39112000-0 "Sedie", 39121000-6 "Scrivanie e tavoli").
  • Requisiti tecnici minimi: caratteristiche prestazionali e dimensionali di ciascun articolo, espresse per funzione e non per modello commerciale.
  • Requisiti CAM e di sostenibilità: i Criteri Ambientali Minimi sono obbligatori per legge nella PA e vanno richiamati come requisiti e/o criteri premianti.
  • Modalità di consegna e posa: tempi, luoghi, montaggio, smaltimento imballaggi, eventuale ritiro dell'arredo dismesso.
  • Verifiche, collaudo, penali e garanzie: le clausole esecutive che proteggono l'ente.

Una struttura chiara facilita anche la successiva valutazione delle offerte e riduce il rischio di soccorso istruttorio inutile.

Specifiche tecniche di scrivanie operative e direzionali

Il principio guida è uno: descrivere per prestazioni, non per prodotto. Il Codice dei contratti vieta di indicare marche, brevetti o tipi che favoriscano un singolo operatore; se proprio indispensabile, va aggiunta la dicitura "o equivalente". Per le scrivanie operative conviene specificare:

  • Dimensioni e tolleranze: larghezza, profondità e altezza del piano (ad es. 80-90 cm da terra) con range ammessi anziché misure rigide.
  • Piano di lavoro: spessore minimo (es. 25 mm), materiale (nobilitato melaminico bordato in ABS antiurto), resistenza all'abrasione e all'umidità.
  • Struttura portante: metallo verniciato a polveri epossidiche, portata minima, eventuale regolazione in altezza.
  • Passaggio cavi: presenza di canalina o foro passacavi e predisposizione per multipresa.

Scrivanie direzionali

Per le postazioni direzionali si descrivono in più finiture pregiate (impiallacciature o laccature), eventuali allunghi e cassettiere coordinate, sempre indicando livelli prestazionali e non un design specifico. Indicare la conformità alla UNI EN 527 (tavoli da lavoro per ufficio) è un riferimento neutro e qualificante.

Sedute operative girevoli: le norme da citare

Le sedute sono l'elemento più delicato dal punto di vista ergonomico e di sicurezza. Nel capitolato richiama esplicitamente le norme tecniche, così la verifica di conformità diventa oggettiva:

  • UNI EN 1335-1/2/3: definisce dimensioni, requisiti di sicurezza e metodi di prova delle sedie da ufficio (tipo A, B o C in base alla regolabilità). Per le operative si richiede di norma il tipo A, il più regolabile.
  • UNI EN 1728: metodi di prova per resistenza e durabilità di sedute e schienali.

Indica inoltre i requisiti minimi: schienale regolabile in altezza e inclinazione, supporto lombare, meccanismo synchron o oscillante con blocco multiposizione, braccioli regolabili, base a cinque razze su ruote piroettanti idonee alla pavimentazione. Pretendere la documentazione di conformità (rapporti di prova di laboratorio accreditato) in sede di offerta o prima della consegna evita sorprese.

Fornitura e posa "chiavi in mano"

Per gli enti la formula vincente è la fornitura e posa in opera chiavi in mano. Nel capitolato vanno esplicitate queste prestazioni a carico del fornitore:

  • Trasporto fino ai locali indicati, anche ai piani, con mezzi propri.
  • Montaggio e assemblaggio completo di tutti gli articoli, compreso il posizionamento secondo layout fornito dall'ente.
  • Rimozione e smaltimento a norma degli imballaggi.
  • Eventuale ritiro e conferimento del mobilio dismesso (da prevedere come voce a parte).
  • Collaudo in contraddittorio con verbale: la consegna si intende ultimata solo dopo esito positivo.

Specificare che il montaggio è incluso evita che venga conteggiato come extra e rende le offerte realmente comparabili.

Requisiti di sostenibilità: CAM e certificazioni

I Criteri Ambientali Minimi per gli arredi per interni sono obbligatori nelle forniture pubbliche. Nel capitolato vanno tradotti in requisiti verificabili:

  • Legno e pannelli: provenienza da foreste gestite responsabilmente (certificazione FSC o PEFC) e basse emissioni di formaldeide (classe E1 o superiore).
  • Dichiarazioni ambientali: EPD di prodotto (UNI EN ISO 14025) come criterio premiante.
  • Sistemi di gestione: certificazione ISO 14001 dell'azienda e, dove pertinente, ISO 9001 per la qualità.
  • Riciclabilità e disassemblaggio: facilità di separazione dei materiali a fine vita.

Distinguere bene tra requisiti minimi (a pena di esclusione) e criteri premianti dell'offerta tecnica è essenziale per evitare contestazioni. Un fornitore strutturato è in grado di fornire la documentazione CAM completa: nel il nostro catalogo trovi prodotti già corredati delle certificazioni richieste dalla PA.

Penali, garanzie e tempi di consegna

Le clausole esecutive sono ciò che protegge davvero l'ente. Da non dimenticare:

  • Tempi di consegna e posa: termine massimo in giorni naturali consecutivi dalla stipula o dall'ordine, con eventuali consegne parziali programmate.
  • Penali: importo giornaliero per ritardo (tipicamente in percentuale sull'importo contrattuale o sulla parte non consegnata), con tetto massimo oltre il quale scatta la risoluzione.
  • Garanzia: durata minima (consigliabile almeno 5 anni sulle strutture, in linea con le buone pratiche di settore), assistenza e sostituzione pezzi difettosi a carico del fornitore.
  • Conformità dei campioni: facoltà di richiedere campionatura prima della fornitura massiva.

Definire questi punti con numeri chiari rende il contratto immediatamente azionabile in caso di inadempimento.

Conclusione

Un capitolato tecnico ben costruito è neutro nei confronti del mercato, ma rigoroso nei requisiti: è così che la PA ottiene arredi di qualità, conformi ai CAM e consegnati nei tempi. Se stai redigendo una procedura su MePA o Consip e vuoi un supporto sulla parte tecnica, possiamo affiancarti nella stesura delle specifiche e fornirti schede prodotto già pronte. Richiedi un preventivo e ti aiutiamo a tradurre le tue esigenze in un capitolato chiaro e in una fornitura completa di posa e collaudo.

Domande frequenti

Posso indicare una marca specifica nel capitolato tecnico degli arredi?

No. Il Codice dei contratti vieta di richiamare marchi, brevetti o tipi che favoriscano un determinato operatore. Le specifiche vanno espresse per prestazioni e caratteristiche funzionali; se un riferimento è indispensabile, va sempre accompagnato dalla dicitura 'o equivalente', ammettendo prodotti con prestazioni analoghe.

I requisiti CAM sono obbligatori per la fornitura di arredi alla PA?

Sì. Per le forniture di arredi per interni i Criteri Ambientali Minimi sono obbligatori e vanno inseriti nel capitolato come requisiti minimi a pena di esclusione, eventualmente integrati da criteri premianti (es. EPD, percentuale di materiale riciclato) nella valutazione dell'offerta tecnica.

Quali norme UNI devo citare per le sedute operative da ufficio?

Per le sedie operative girevoli si richiamano la UNI EN 1335 (dimensioni, requisiti di sicurezza e metodi di prova, con classificazione in tipo A, B o C) e la UNI EN 1728 sui metodi di prova di resistenza e durabilità. Citarle nel capitolato rende la verifica di conformità oggettiva e documentabile.

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